Filed Under (Post) by Overlord on 29-02-2008
Qualche giorno fa ho finito di leggere “Il Diavolo nella cattedrale” di Frank Schatzing. L’ho acquistato perchè dello stesso autore ho letto il “Quinto giorno” che mi aveva particolarmente impressionato, seppure un pò troppo lungo e in alcuni tratti troppo dispersivo.
Ritornando al libro in questione, vi riporto una breve trama, per farvi fare un’idea di cosa tratti:
Colonia, 1260. Gerhard Morart sa bene che non potrà mai completare lacostruzione della “sua” cattedrale prima di morire. Quello che non sa,purtroppo, è che la morte non tarderà ad arrivare: qualcuno infatti gli tendeun agguato su un’impalcatura dell’edificio e lo fa precipitare a terra. Undelitto a sangue freddo, che tuttavia ha avuto un singolare testimone: Jacop,un ladruncolo che si trovava su un melo lì accanto, intento a rubare i fruttisuccosi per placare la sua eterna fame. Anziché darsela a gambe, Jacop siavvicina a Gerhard, ormai morente, che gli sussurra qualcosa all’orecchio. Così facendo, però, il ladruncolo rivela la propria presenza all’assassino, ilquale si lancia in una caccia spietata per ridurlo al silenzio. [tratto da aNobii]
Commento personale: Sono rimasto particolarmente deluso da questo romanzo. Onestamente mi aspettavo qualcosa di meglio. Manca di una vera e propria trama. La storia non è incalzante e spesso è molto prevedibile. Non ci sono dei veri e propri colpi di scena. I personaggi sono scarsamente curati e non si riesce mai ad affezionarsi a nessuno di loro.
Nel testo a mio avviso ci sono troppe nozioni sulla storia di Colonia e pochi contenuti di “intrattenimento”. Ho faticano non poco a finirlo e rispetto al “Quinto giorno”, che aveva sancito il successo dell’autore a livello mondiale, questo è stato un vero e proprio passo indietro. Mi ha dato l’impressione che Schatzing resosi conto della scarsezza di contenuto offerto dal libro, abbia voluto rendere il tutto più corposo con nozioni storiche, tal volta troppo dispersive nella logica della lettura.
Voto: 5
Filed Under (Senza categoria) by Overlord on 26-10-2007
Se ricordate bene, quando venni in possesso di "Un Mondo senza fine", riposi molte aspettative su questo libro. Saranno state però proprio quest’ultime a far nascere in me un senso di delusione per l’esito di questo libro. Ken Follett in molte interviste aveva parlato di un’opera che potesse ripresentare la magia dei "Pilastri della terra". Onestamente penso che in questa occasione, il popolare scrittore inglese abbia "toppato di brutto". Se non avesse accostato i due romanzi, molti lettori (o per lo meno io) probabilmente non si sarebbero fatti delle aspettative, che questo romanzo non ha potuto mantenere, anche se di per se resta comunque un opera accettabile. E’ sul piano del confronto infatti che "Un Mondo senza fine" perde terreno.
Onestamente, per quanto mi riguarda, non è mai riuscito ad tenermi attaccato alle pagine, come certi romanzi che per avidità di sapere continui a leggere fino all’alba. Pochi i protagonisti del libro, pochi i personaggi e pochi gli eventi per poter tracciare un canovaccio degno dello scenario storico in cui avvengono le vicende narrate. Spesso i protagonisti sono troppo scollegati tra loro e il più delle volte quelle che dovrebbero essere "scene" madri sembrano spesso "tagliate" da una mano non troppo sapiente.
Mi rattrista molto che Ken Follett abbia scritto un romanzo del genere, mi sorge il addirittura dubbio che abbia prestato soltanto la firma per questo titolo. Troppe le scene di sesso, come se la fornicazione fosse l’attività prediletta dai cittadini medioevali. Trama blanda, si riesce a capire subito dove l’autore vuole andare a parare e con questo si elimina subito quello che è l’effetto a sorpresa.
In generale un libro a cui dò un 6, non tanto per la sufficienta dell’opera ma più come incoraggiamento per future opere nella speranza migliori.
Filed Under (Senza categoria) by Overlord on 26-09-2007
Ho appena finito di leggere "Il ciclo delle fondazioni" e sono rimasto particolarmente impressionato da questo stupendo libro. Premetto la mia grande colpa, quella di non aver mai letto un libro di Asimov, un’autore che dopo questa lettura reputo geniale.
La trama del libro è molto originale. Parte raccontando la storia di uno scienziato (Hari Seldon) che, studiando la psicostoria (una materia basata sulla matematica e la statistica) riesce a prevedere la caduta dell’Impero Galattico che per tanti secoli aveva dominato lo spazio. Per fronteggiare il pericolo imminente e inevitabile, decide di designare un piano, il "Piano Seldon", che avrebbe permesso all’umanità di formare - dopo la caduta - un nuovo impero in soli 1000 anni, riducendo notevolmente i secoli di disordine e di barbarie che sarebbero succeduti al collasso dell’Impero. A tal proposito nasce la Prima Fondazione, creata da un gruppo di scienziati scelti dallo stesso Seldon e inviati in un remoto pianeta con il compito di seguire il piano che verrà di volta in volta svelato. Gli scienziati, sul nuovo pianeta, saranno costretti quindi a superare numerosi problemi e diverse situazioni critiche. La trama del libro si sviluppa seguendo questa linea: espedienti geniali, tecnologie e soprattutto continui colpi di scena.
Asimov è riuscito a scrivere un libro che si legge da solo. Le pagine si divorano letteralmente e non a caso molti considerano il Ciclo delle Fondazioni come il frutto maturo della letteratura spaziale dell’autore. Sono rimasto particolarmente colpito dalla grande attualità con cui l’Autore descrive macchinari che nel suo tempo ancora non esistevano; macchinari che sarebbero stati inventati e realizzati soltanto molti anni dopo. Straordinaria è anche la grande capacità di Asimov di imbastire storie sempre avvincenti, mai banali e con intrighi e colpi di scena da far rimanere il più delle volte a bocca aperta.
Come è facile capire, sono rimasto molto entusiasta di questo libro. Non posso quindi che consigliarne l’acquisto.
Conoscevo Asimov soltanto di fama:attraverso la lettura di brevi passi dei suoi libri, la visione di qualche film tratto da qualche suo romanzo. Eppure devo dire che soltanto leggendo per intero il suo Ciclo delle fondazioni ho compreso appieno la sua grandezza e il motivo del suo enorme successo.