Ho avuto proprio quest’oggi un interessante scambio di vedute con Valentina Baraldi, Country Manager Italy della Linklift. La discussione si è incentrata principalmente sul rapporto tra Linklift e il Pagerank che nell’ultimo controllo di Google è stato dimezzato a molti, a causa probabilmente proprio della vendita di link testuali.
In primis, Valentina mi ha fatto presente un interessante post comparso sul blog di Linklift che ci spiega in quattro passi, come mascherare certi link, quelli venduti dai programmi di affiliazione per esempio e renderli ben visti ai motori di ricerca.
Dopo aver ricevuto queste informazioni ho voluto però approfondire l’argomento con Valentina e allora gli ho chiesto:
Il problema in se è che, a causa di Google il mio pagerank mi è stato azzerato e in quest’ottica, il valore di acquisto del mio link è stato fortemente danneggiato. Andrei a guadagnare troppo poco per ciascun link venduto. In tal senso, sarebbe magari più opportuno, alla luce della logica adottata da Google, quello di cambiare il metodo con cui viene valutato il valore economico di un link da vendere. Magari con Alexia o altro tipo…
La risposta che ho ricevuto, ha evidenziato prima di tutto una certa attenzione di LinkLift nei confronti dei pubblisher cercando di non diminuire drasticamente il valore dei link, a seguito di un drastico taglio invece del Pagerank. Alla mia richiesta di future modificazioni ho avuto però un segnale forte evidenziato in questa frase
Siamo comunque in fase di cambiamento/evoluzione. Ci stiamo prendendo cura dei nostril publisher, cercando di non adattare drasticamente I prezzi al cambio del PR, dando maggior peso all´etá del dominio e alla qualitá effettiva della pagina. Vedremo poi come si evolveranno gli acquisti…
L’inizio di un cambiamento? Onestamente spero di si, visto che comunque LinkLift è un servizio che ritengo validissimo. Pagano velocemente e sono sempre solerti a rispondere alle mail di richiesta aiuto. Non resta che attendere e magari dare anche il nostro contributo.





Mmm la questione è che se l’idea è vendere link per aumentare la visibilità dei compratori sui motori di ricerca, Google può fare il bello e il cattivo tempo.
Il problema è appunto chi compra, cosa compra,
e di conseguenza quanto vale.
Semplificando: stiamo vendendo una risorsa
valutata da Google.
Vediamo come si evolve la situazione e soprattutto quali sono gli effettivi cambiamenti all’algoritmo di ricerca dopo queste massicce penalizzazioni.
Mi spiace ma io sono d’accordo con google prima o poi scriverò la mia sull’argomento , google si sbatte più degli altri per restituire risultati reali e di qualità , da parecchia importanza ai link il fatto che un casino on line che pochi linkerebbero si possa comprare 100 spazi su siti con pr elevato e innalzi in questo modo non naturale il suo pr … decisamente contraria a questo genere di cose.
Potrei essere d’accordo se Google non fornisse pubblicità “contestuale” agli stessi casinò online che compaiono tra gli AdSense sulla mia pagina.
E dato che tutta questa bella rete sembra reggersi in equilibrio sulla pubblicità allora preferisco scegliermi i canali che rendono di più quali appunto la vendita di link.
Tra l’altro la vendita di link non è una novità: c’è sempre stata e i risultati dei motori di ricerca non sono pesantemente influenzati da questo: es Se su google non cerco casinò non mi usciranno risultati di casinò.
In effetti Sergio hai ragione in pieno.
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