Grazie a questo articolo di Punto Informatico sono venuto a conoscenza di una dichiariazione che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa, in Inghilterra c’è stato un omicidio al quanto brutale. Un ragazzino infatti ha assasinato un’infermiera con 72 coltellate. La mamma dell’omicida, ha recentemente giustificato l’atto barbarico del figlio, addossando la colpa di quanto accaduto al troppo tempo che il ragazzo ha passato davanti al gioco Manhunt, reo a suo dire, di aver plasmato e corrotto la coscienza del figlio, fino a quel momento modello del “bravo ragazzo”.
Ora, con tutta la buona volontà che mi è concessa, nel cercare di capire il dolore della madre in questione, che nel giro di un giorno si è accorta di avere un assasino a casa, proprio però non capisco perchè si cerca sempre di ridurre questi eventi di violenza a dei cattivi modelli che siano film, giochi, libri o programmi televisivi, in grado di plagiare le menti in via di sviluppo.
Onestamente, mi sembra una gran cavolata: mio figlio ha ucciso perchè ha giocato tanto ha manhunt; mio figlio si è buttato dalla finestra perchè credeva di volare come in Dragon Ball; mio figlio ha fatto scoppiare la terza guerra mondiale perchè gioca a Day of Defeat. Non sarebbe forse più giusto dire mio figlio ha fatto questo casino perchè io sono un pessimo genitore?
Partito dal pressupposto che la violenza è insita nell’uomo e che con il tempo non è andata aumentando ma si è mantenuta costante, forse prima si ammazavano con più faciltà non essendoci un grado di civiltà come quello attuale, non credo quindi molto nella tanto profettizata influenza che questi giochi possano avere su una persona. Ammettendo però che usi continui e prolungati di un determinato gioco possa compromettere l’equilibrio mentale di un ragazzo, la domanda che mi pongo è: miei cari genitori, se avete paura della salute mentale di vostro figlio, che cavolo gli comprate a fare la Play Station, la X-Box o un’altra qualsiasi console, quando il ragazzino tiene 8,9 o 10 anni e gli permettete di giocare a giochi violenti? Perchè poi prendersela con la società che fa un cattivo filtro su questi prodotti “rischiosi”?
Bhè io una risposta la terrei. Prima di tutto molti genitori sono “disinteressati”, preferiscono catalizzare l’attenzione del figlio su una console invece di altre attività che magari li coinvolgerebbe in prima persona. Significherebbe rubare del tempo libero al papino e alla mammina. Allora meglio che il ragazzino si sminchi il cervelletto avanti ad un monitor, sempre se questo realmente accadi.
La prima forma di società è la famiglia, quindi un primo filtro lo dovrebbero fare i genitori: è comodo scaricare la colpa sulla “grande società” e sui “governi” così facendo si può scaricare sul un’altra realtà quello che uno dei principi biologici fondamentali dei genitori, quello della tutela e protezione della prole.

Powered by ScribeFire.

Technorati Tags: , , , ,

Posted in Post at Luglio 19th, 2007. Trackback URI: trackback
Tags: , , , , , , , , , , , ,


Post correlati

2 Responses to “I giochi realmente influenzano la mente?”

  1. Luglio 19th, 2007 at 12:41 #Matteo

    Mah, è facile dare la colpa a qualcosa che non siamo noi. Meglio darlo ai videogiochi (visto che va di moda), alla TV e a Internet. Spesso però sono proprio i genitori che li piazzano lì perché è comodo, e non disturbano…

    Con questo non dico di togliere i videogiochi violenti, ma di integrarli nella crescita di un bambino. Se chi ci gioca sa che è un gioco e oltre non si deve andare, lo prenderà bene, come un divertimento e non come una missione (es. uccidere qualcuno).

    Ma così dovrebbero essere i genitori a controllare i figli, a confrontarsi e parlare con loro. Spiegando che un gioco è un gioco e la vita è altro.

    Ma troppo spesso questo non accade…

  2. Luglio 23rd, 2007 at 12:09 #nife

    Per uccidere qualcuno devi essere disturbato. Se sei un bravo e gentile ragazzino di certo non basta giocare ad un gioco violento per diventare un assassino.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>